Diritti e contratti

I contratti che ti proporranno, spiegati senza avvocatese

Contratto a chiamata, part-time, co.co.co, tirocinio: cosa significano davvero, quando ognuno va bene e quando è solo un modo elegante per non darti niente per iscritto.

19 agosto 2026 · 8 min di lettura

Ti hanno detto di sì al colloquio. Il capo ti allunga un foglio, o forse non te lo allunga per niente, e ti dice "per te faccio un contratto a chiamata, va bene?", oppure "iniziamo così, poi vediamo di regolarizzare". Tu annuisci, perché hai bisogno di quel lavoro e perché "a chiamata", "co.co.co", "tirocinio" sono parole che hai sentito ma non sai davvero cosa cambiano per te. Non è colpa tua: a scuola non te lo insegna nessuno.

Il problema non è che questi contratti esistano — esistono tutti per ragioni vere. Il problema è firmarne uno senza sapere cosa significa, o peggio, iniziare a lavorare senza che nessuno te ne abbia dato uno.

Il foglio che non ti danno è già la prima risposta

Prima ancora di guardare le sigle, c'è una domanda che vale più di tutte le altre: c'è qualcosa di scritto, sì o no?

Non serve un documento di dieci pagine. Basta una mail, un messaggio, un foglio firmato che dica quanto ti pagano, quante ore, che tipo di rapporto è. Se la risposta è "ci pensiamo dopo" o "tra noi non serve", quella frase ti sta già dicendo tutto quello che ti serve sapere su come andrà a finire quando ci sarà un problema — perché quando succede, e prima o poi succede, l'unica cosa che conta è cosa c'è scritto, non cosa vi eravate detti a voce.

I contratti che troverai davvero: a chiamata, part-time, occasionale

Non sono tutti uguali, e non sono tutti brutti. Questi sono quelli in cui ti imbatterai più spesso da studente:

Contratto a chiamata (intermittente). Lavori solo quando ti chiamano, sei pagato solo per le ore effettivamente fatte, più un'indennità di disponibilità se accetti di essere reperibile anche nei giorni in cui non lavori. È diffuso in ristorazione, eventi, magazzini. Non è una truffa — è pensato apposta per lavori a picchi, tipo un locale che ha bisogno di più gente il weekend. Il problema nasce quando il "a chiamata" diventa una scusa per non darti mai un minimo di ore garantite e farti dipendere completamente dall'umore di chi chiama.

Part-time a tempo determinato. Un contratto vero, con ore fisse (di solito 15-25 ore a settimana per uno studente), una scadenza definita, ferie e malattia che maturano come per chiunque altro. È il più adatto a chi vuole incastrare l'orario con le lezioni, perché sai in anticipo quando lavori.

Apprendistato. Pensato per chi ha meno di 29 anni e prevede una parte di formazione dentro l'orario di lavoro. Paga meno di un contratto normale nei primi mesi, ma è un contratto vero a tutti gli effetti, con contributi che ti restano.

Collaborazione occasionale (prestazione occasionale). Non sei un dipendente: fai un lavoro spot, per un committente, entro un tetto di compenso e di ore nell'anno. Va bene per un progetto singolo — un evento, una consulenza breve — non per un rapporto continuativo. Se ti chiedono di venire tutti i giorni alla stessa ora per mesi con questa formula, non è più occasionale: è un lavoro subordinato travestito da altro, per pagare meno contributi.

Co.co.co (collaborazione coordinata e continuativa). Simile alla precedente ma pensata per un rapporto più lungo, dove però resti formalmente autonomo e organizzi tu il tuo lavoro. Molto usata per chi fa consulenze, contenuti, gestione social. Attenzione: se in pratica ti dicono orari fissi, ti danno gli strumenti e ti trattano come un dipendente, quella co.co.co è solo un modo per non darti le tutele di un contratto vero.

Tirocinio (stage). Non è un contratto di lavoro: è un percorso formativo, con un tutor, un progetto formativo scritto e — quasi sempre — un'indennità che non è uno stipendio. Serve per imparare, non per riempire un buco in organico. Se in un tirocinio fai lo stesso lavoro di un dipendente, con le stesse responsabilità e senza nessuno che ti segua davvero, quel tirocinio è un dipendente pagato meno con un nome diverso.

La tabella per capirci in un colpo d'occhio

Tipo di contrattoCosa significa in praticaVa bene perOcchio a
A chiamataLavori e sei pagato solo quando ti chiamanoWeekend, eventi, picchi stagionaliZero ore garantite, dipendenza totale dal capo
Part-time a termineOre fisse, scadenza definitaChi vuole un orario stabile da incastrareVa rinnovato o diventa a tempo indeterminato
ApprendistatoContratto vero + formazione, sotto i 29 anniChi vuole imparare un mestiere sul serioPaga meno nei primi mesi, verificalo prima
Prestazione occasionaleLavoro spot, non sei dipendenteUn progetto singolo, non ricorrenteSe diventa quotidiano, non è più "occasionale"
Co.co.coCollaborazione continuativa ma autonomaConsulenze, contenuti, progetti definitiSe ti danno orari fissi, è lavoro subordinato mascherato
TirocinioPercorso formativo, non un contratto di lavoroImparare un mestiere con un tutor veroSe sostituisci un dipendente, è sfruttamento con un altro nome

Le tre frasi che devono farti fermare

Ci sono modi di dire le cose che dovrebbero accendere un allarme, sempre, chiunque le pronunci:

  • "Tra noi non serve il contratto, ci fidiamo." La fiducia non paga le ore che hai fatto se poi qualcosa va storto. Chi te lo dice sta chiedendo a te di correre un rischio che lui non vuole correre.
  • "Ti pago a fine mese, vediamo come va." "Vediamo come va" non è una condizione, è un modo per non impegnarsi a un numero preciso. Chiedi la cifra, chiedi la data. Se non te la dà, hai già la risposta.
  • "Facciamo un tirocinio, ma lavori come gli altri." Se lavori come un dipendente, il contratto giusto è da dipendente. Il tirocinio con lo stesso carico e la paga di un tirocinio è la formula più usata per pagare meno un lavoro vero.

La storia con cui ho imparato questa cosa

Il terzo lavoro che ho fatto da fotografo, appena arrivato a Torino, era content manager per una startup: mille euro al mese, due reel a settimana girati a casa del fondatore, script miei, montaggio mio. Ero io il fulcro dei contenuti video dell'azienda, e lo sapevo.

Non ho mai firmato niente. Passa un mese, non mi pagano. Due mesi, non mi pagano. Mi vergognavo a chiedere — ed è l'errore che mi è costato di più, non il fatto che loro non pagassero. Dopo due mesi e mezzo ne ho parlato ai miei genitori, che mi hanno fatto una doccia fredda: senza niente scritto, non avevo nessuna leva reale per farmi valere, solo la buona volontà di qualcuno che aveva già dimostrato di non averne. Ho smesso di consegnare contenuti proprio mentre stava per partire il calendario di Natale, quando i miei video servivano più che mai. Solo lì, con la produzione ferma, sono arrivati i soldi: 1.560 € totali, ritenuta d'acconto inclusa, per due mesi e mezzo di lavoro che ne valevano molti di più. Ho scoperto dopo che quei mille euro al mese non erano nemmeno per me: erano per l'intero reparto contenuti, e io ne stavo prendendo una fetta piccola di qualcosa che non avevo mai visto scritto da nessuna parte.

Nessuno di quei tre lavori mi stava truffando apertamente. È bastato che io non chiedessi — il tipo di contratto, i tempi di pagamento, cosa succedeva se saltava un mese. Non chiedere costa più di chiedere male.

La guida completa su come leggere un contratto prima di firmarlo, riga per riga, con le domande esatte da fare al colloquio, è dentro l'area gratuita: entri con la mail, niente password, niente carta. La trovi su alessandrobonanni.com/entra.

La cosa da fare domani

Se hai già un lavoro, chiedi al tuo capo, per iscritto — anche solo un messaggio — che tipo di contratto hai e da quando decorre. Se la risposta arriva vaga o non arriva, hai già la tua risposta. Se stai per iniziarne uno nuovo, prima di dire sì fatti dire chiaramente il tipo di contratto, non solo la paga: "part-time" e "prestazione occasionale" per lo stesso lavoro quotidiano non sono la stessa cosa, e la differenza la paghi tu se qualcosa va storto.

E se il problema non è più capire il contratto ma reggere le ore che ti chiede insieme agli esami, ne ho parlato in quante ore di lavoro reggi senza far crollare gli esami. Se invece stai valutando un lavoro come steward o hostess — un settore dove il contratto a chiamata è quasi sempre la norma — trovi i dettagli in steward e hostess: come si entra.

Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro

Hai una domanda su questa cosa?

Scrivimi in DM, rispondo io. E se la domanda è buona diventa la prossima guida.

Scrivimi su Instagram

Non vendo niente e non ti propongo niente. Se ti serve una mano a capire una cosa, quella è la porta.