Mestieri che pagano

Steward e hostess: come si entra, quanto si guadagna davvero, e quanto dura

Le agenzie, cosa ti chiedono prima del primo turno, la paga oraria vera tolti benzina e tempi morti, e il motivo per cui a parità di paga c'è chi finisce nel corridoio e chi nella stanza con Draghi.

18 agosto 2026 · 9 min di lettura

È il lavoro con cui ho iniziato, ed è ancora oggi quello che consiglio più spesso a chi mi scrive: si incastra con l'università meglio di quasi tutto il resto, perché si concentra nei weekend e nei giorni degli eventi invece di rubarti cinque pomeriggi a settimana. Non è il lavoro perfetto — più avanti ti dico esattamente dove si rompe — ma per il primo anno è difficile trovare di meglio.

Qui c'è tutto: come si diventa steward da stadio o hostess di eventi, cosa ti chiedono prima ancora del primo turno, quanto ti resta in mano davvero, e la parte che quasi nessuno spiega — perché certi vengono richiamati ogni settimana e altri fanno un turno e spariscono dalla lista.

Non è un lavoro solo, sono tre

La parola «steward» copre tre mestieri diversi, con paghe, orari e fatica che non c'entrano niente fra loro: lo steward da stadio, quello di eventi e congressi, e il servizio hostess nelle fiere. Sceglierne uno pensando a un altro è il primo modo per restarci male.

Eventi e congressi. Accogli, controlli i nomi in lista, accompagni la gente al posto, gestisci il guardaroba. Si lavora in giacca e cravatta dentro palazzi, teatri, sedi universitarie. È il più tranquillo dei tre, il più «pulito», e quello dove conta di più come ti presenti.

Sport e grandi eventi. Stadi, autodromi, concerti. Qui il ruolo si avvicina alla sicurezza: flussi di persone, varchi, emergenze. Spesso serve un patentino — in Italia lo steward sportivo ha un corso e un'iscrizione dedicati, previsti dalla normativa sugli impianti sportivi. Paga simile, giornate più lunghe, molto più caldo o molto più freddo.

Fiere e promoter. Stand, campionature, sondaggi, distribuzione. È il più variabile: certi turni sono comodissimi, altri sono otto ore in piedi a ripetere la stessa frase.

Il mio primo vero ingresso è stato durante il Covid, controllando i green pass a Imola: concerti, biblioteca, Università di Imola, Università di Bologna. Un lavoro che non esiste più, ma che mi ha aperto la porta agli eventi — ed è la prima cosa da capire di questo mestiere: il primo turno serve quasi solo a farti entrare nella lista.

Come diventare steward: da dove si entra davvero

Non si entra rispondendo agli annunci sui portali generalisti. Si entra dalle agenzie, e le agenzie non pubblicano quasi niente: hanno un elenco di persone e chiamano quelle.

Quindi il lavoro vero, all'inizio, è farsi mettere in quegli elenchi.

  1. Trova le agenzie della tua zona. Cerca «agenzia hostess e steward [la tua città]» e «agenzia eventi [la tua provincia]». Non fermarti alla prima pagina: le più piccole, quelle che lavorano su una provincia sola, chiamano molto più spesso perché hanno meno gente in lista.
  2. Guarda chi organizza gli eventi che già esistono vicino a te. Fiera, palazzetto, autodromo, palacongressi, poli universitari. In fondo alle pagine degli eventi c'è quasi sempre il nome della società che li gestisce: da lì risali all'agenzia che fornisce il personale.
  3. Iscriviti al loro form, non alla mail generica. Quasi tutte hanno una pagina «lavora con noi» con un modulo e la richiesta di due foto: una in primo piano e una intera, in piedi, sfondo neutro. Fatte col telefono vanno benissimo, purché siano recenti e la luce sia decente.
  4. Poi scrivi lo stesso a una persona. Il modulo ti mette in un database; un messaggio ti mette in testa a qualcuno. Tre righe: chi sei, che disponibilità hai (i giorni, davvero), se hai la macchina, e che sei disposto a fare il primo turno anche all'ultimo minuto.

Quel «all'ultimo minuto» è la frase che funziona più di tutte, ed è vera: le agenzie vivono di gente che dà buca il venerdì sera. Se sei quello che risponde al telefono alle otto di mattina per un turno alle undici, entri in lista prima di chiunque abbia un curriculum migliore del tuo.

Cosa ti chiedono prima del primo turno

Poco, ma quel poco lo devi avere pronto, perché te lo chiedono con due giorni di preavviso.

Il vestito. Per gli eventi formali serve il completo scuro: camicia bianca, pantaloni, scarpe eleganti, spesso la cravatta. Per le hostess in genere tailleur scuro e scarpe chiuse col tacco basso. Io sono andato da Zara e ho speso 100 € per mettere insieme tutto. Consideralo un costo di ingresso reale, non un dettaglio: rientri in due o tre turni, ma i primi 100 € li metti tu prima di aver guadagnato un euro.

I documenti. Carta d'identità, codice fiscale, IBAN, e — se sei extra UE — il permesso di soggiorno. Tienili in una cartella sul telefono già fotografati: chi li manda entro dieci minuti dalla richiesta viene chiamato di nuovo.

Il tipo di contratto. Ed è la parte da leggere prima di firmare, non dopo. Nel settore ne girano tre:

FormaCome funzionaA cosa stare attento
Prestazione occasionaleRicevuta con ritenuta d'acconto del 20%, tetto annuo di 5.000 € di compensi da questa formaSopra i 5.000 € scattano obblighi contributivi: se fai molti eventi ci arrivi prima di quanto pensi
Contratto a chiamata (intermittente)Ti chiamano quando serve, tu accetti o rifiuti secondo l'accordoVa comunicato preventivamente ogni singola chiamata: se non lo fanno, è un campanello
Somministrazione (agenzia per il lavoro)Sei assunto dall'agenzia e mandato in missioneÈ la forma più tutelata delle tre: contributi e paga da CCNL

Le cifre e le regole di ognuna cambiano con le leggi di bilancio: verifica sempre sul sito dell'Agenzia delle Entrate o dell'INPS prima di dare per buono un numero letto in un articolo, questo compreso. Se un'agenzia non ti dice per iscritto quale delle tre forme sta usando, quella è l'informazione da chiedere prima di tutte le altre.

Quanto guadagna uno steward, davvero

Negli annunci e nei gruppi girano cifre fra i 50 e i 120 € a giornata, o fra gli 8 e i 12 € l'ora lordi, a seconda del tipo di evento, della città e della forma contrattuale. Non prendere quel numero come il tuo: l'unico che conta è quello scritto sulla proposta che hai in mano.

E anche quello non è ancora la tua paga. Questa è la lezione che mi è costata di più, e l'ho pagata due volte.

La prima in un chiosco in piscina, il mio primo lavoro: mezz'ora di macchina all'andata e mezz'ora al ritorno. A fine mese spendevo di benzina più di quanto guadagnassi. La seconda a Modena, d'agosto, a fare sondaggi ai piloti Tesla al supercharger: faceva un caldo insopportabile, ho tenuto l'aria condizionata accesa a motore acceso e a fine giornata avevo bruciato l'intero pieno. Guadagno netto: zero.

Quindi prima di dire sì a un turno, fai questo conto — sono due minuti:

paga della giornata
− benzina o biglietti (andata e ritorno)
− quello che spendi per mangiare fuori
÷ (ore del turno + ore di viaggio + l'ora persa ad aspettare il briefing)
= la tua paga oraria vera

Se il risultato è sotto i 6 € l'ora, quel turno non è un lavoro: è un favore che stai facendo a un'agenzia. Fallo se ti serve entrare in lista, sapendo che è quello. Non farlo per il terzo mese di fila.

Pro e contro, senza girarci intorno

ProContro
Si concentra nei weekend e nei giorni evento: sotto sessione puoi sparire senza perdere il postoIl reddito è irregolare: mesi da otto turni e mesi da uno, e non lo decidi tu
Non serve esperienza: il primo turno lo prendi davvero senza aver mai fatto nienteLe ore vere sono più di quelle pagate — briefing, viaggio, attese
Impari a stare davanti alle persone, e quella cosa te la porti dietro ovunqueIn piedi per otto o dieci ore, spesso con caldo o freddo addosso
Vedi da dentro come funziona un evento, e conosci gente che organizza coseCosto d'ingresso reale: il vestito, e a volte la macchina
Molte agenzie pagano entro 30 giorni e in modo regolareAlcune pagano a 60 o 90 giorni, o «a fine stagione»: chiedilo prima di firmare
Puoi accumulare più agenzie e riempire il calendario da soloNon cresce: dopo due anni fai lo stesso turno alla stessa paga

Quell'ultima riga è la più importante, e ci torno fra due sezioni.

Perché certi vengono richiamati e altri no

Questa è la parte che mi hanno chiesto di più, ed è anche quella dove si vede la differenza fra chi ci campa tre anni e chi sparisce dopo due turni.

A una conferenza a Bologna, nel palazzo in mezzo a Piazza Maggiore, mi sono capitate due cose lo stesso giorno. La prima: ero all'uscita del palco con l'ordine di non far passare nessuno, e mi sono trovato davanti il patriarca degli ortodossi — barba, scettro, quattro energumeni alti un metro e novanta. Io ne ho uno e settantacinque e all'epoca pesavo sessanta chili. Ho detto «da qua non potete passare». Uno di loro mi ha spiegato con chi stessi parlando, e che quel signore era l'unico motivo per cui l'evento esisteva. Li ho fatti passare.

La seconda, poco dopo, nella stessa stanza: Mario Draghi, il suo cerimoniere, un fotografo, due assistenti — e io appoggiato alla porta, unico altro presente. C'erano altri sei o sette colleghi sparsi per il palazzo. Nel posto bello c'ero io.

Non è fortuna. È che qualcuno ti ci mette, e ti ci mette per motivi molto banali:

  • Arrivi venti minuti prima. Nel novanta per cento dei casi questa cosa da sola ti mette davanti a tutti gli altri.
  • Rispondi al telefono. Anche per dire di no. Chi non risponde viene tolto dalla lista, non punito: semplicemente smettono di provarci.
  • Non ti lamenti davanti ai clienti. Puoi dire tutto al capo turno a fine giornata. Davanti a chi ha pagato l'evento, mai.
  • Impari i nomi. Del capo turno, del responsabile di sala, di chi ti ha chiamato. Chiamare qualcuno per nome la seconda volta che lo vedi vale più di qualunque riga di curriculum.
  • Accetti il turno brutto una volta. Quello di domenica alle sei, quello sotto la pioggia. Una volta, non sempre: è la moneta con cui si compra il turno buono di sabato sera.

E una regola che vale in tutti i lavori, ma qui più che altrove: se ti mandano a rappresentare qualcuno, fatti dare qualcosa che lo dimostri. A Modena nessuno credeva che lavorassi per Tesla, perché avevo addosso maglietta, jeans e un paio di Air Force. Il lavoro me lo hanno fatto fare in salita per una pettorina che non mi avevano dato.

Il tetto, e cosa c'è dopo

Adesso la parte scomoda, quella che non ti dirà nessuna agenzia.

Questo lavoro non cresce. Al terzo anno fai esattamente lo stesso turno del primo, alla stessa paga, più qualche giornata da capo squadra se sei bravo. Va benissimo per quello che è — soldi tuoi mentre studi, senza rinunciare alla sessione — ma se ci resti dentro pensando che porti da qualche parte, ti stai raccontando una cosa che non è vera.

Il salto che ho fatto io, e il motivo per cui lo dico ogni volta che posso: la vendita. Dopo gli eventi, i bar e i lavori pagati quattro euro l'ora, il primo stipendio da commerciale è stato 4.500 €, e nei due anni successivi ho tenuto una media di circa 2.000 € lordi al mese restando in pari con gli esami — molto lavoro durante le lezioni, pochissimo sotto sessione. Sono i miei numeri, non una promessa: a te può andare diversamente, in meglio o in peggio.

Ma la ragione per cui ne parlo non sono i soldi. È che vendere non è un mestiere fra gli altri: è la competenza che ti porti dietro in qualunque cosa fai dopo. Con quello che so oggi, il lavoro da fotografo che facevo allora l'avrei venduto molto meglio — stessi scatti, stesso portfolio, clienti e prezzi completamente diversi. Fare steward ti insegna a stare davanti alle persone; la vendita ti insegna a farti pagare per questo. E la prima cosa è metà della seconda, che è esattamente il motivo per cui chi viene dagli eventi parte avvantaggiato.

Se ti interessa capire come si passa da una cosa all'altra, ne parlo qui. Se non ti interessa, va bene lo stesso: il resto di questa guida funziona uguale.

Cosa fare domani

Non «rifletti su». Domani, in un'ora:

  1. Cerca «agenzia hostess e steward [la tua città]» e fai una lista di cinque agenzie, comprese quelle piccole della tua provincia.
  2. Compila i cinque moduli. Ci metti quaranta minuti e le foto le fai col telefono contro un muro bianco.
  3. A ognuna, dopo il modulo, manda le tre righe: chi sei, che disponibilità hai davvero, se hai la macchina, e che il primo turno lo prendi anche all'ultimo minuto.
  4. Segna su un foglio a chi hai scritto e quando. Fra dieci giorni ricontatta chi non ha risposto, una volta sola.

Prima di firmare qualsiasi cosa, leggi anche quante ore di lavoro reggi senza far crollare gli esami — perché il rischio vero di questo mestiere non è la paga, è dire sì a tre weekend di fila la settimana prima di un esame. E se stai facendo i conti su quanto ti serve davvero al mese, qui ci sono i numeri.


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