Quanto ti serve davvero al mese per mantenerti mentre studi
Il conto vero, voce per voce: affitto, cibo, trasporti, e le spese che nessuno mette in conto finché non arrivano. Con la tabella per calcolare il tuo numero, non uno medio.
Sei al telefono, di sera, e stai facendo la somma a mente per la terza volta questa settimana: affitto, spesa, quel corso che serve, l'uscita di sabato che avevi già detto di sì. Non ti torna mai lo stesso numero, e la cosa più fastidiosa è che nessuno te lo dice mai in euro. Ti dicono «dipende», che è vero ma non ti aiuta a decidere se puoi permetterti la pizza di stasera.
Il numero esiste. Cambia da città a città e da persona a persona, ma si può costruire voce per voce invece di indovinarlo. Partiamo da lì.
L'affitto per studenti è la voce che decide tutto il resto
Prima di guardare qualsiasi altra spesa, c'è una domanda che vale più di tutte le altre messe insieme: vivi con la tua famiglia, fai il pendolare, o sei fuori sede?
Se stai con i tuoi, la voce più grossa del budget di chiunque altro per te non esiste, o è molto più piccola. Se fai il pendolare, al suo posto hai trasporti e tempo — che è un costo anche se non esce dal conto corrente. Se sei fuori sede, l'affitto di una stanza singola in Italia va, indicativamente, dai 300-350 € al mese in una città media ai 500-650 € in una città universitaria grande, e questo prima di bollette, cauzione e le prime spese per arredare qualcosa. Sono numeri che cambiano parecchio da zona a zona della stessa città: prima di firmare qualsiasi contratto, guarda gli annunci veri per la zona dove stai cercando — non fidarti di una media letta da qualche parte, la tua è un'altra.
Le voci che ti aspetti, e quelle che no
Il cibo, il telefono, i mezzi: quelle le metti in conto tutti. La lista che frega davvero è un'altra — le spese che arrivano una volta ogni tanto e che, non essendo mensili, spariscono dal calcolo finché non ti si presentano tutte insieme:
- Libri e materiale didattico. Non è un dettaglio: su alcuni corsi sono centinaia di euro a semestre, soprattutto se il testo va comprato nuovo o è un manuale tecnico.
- Salute. Dentista, occhiali, un ticket, una visita specialistica. È la voce che quasi tutti tagliano per prima, e quasi sempre è un errore rimandato, non evitato.
- Vestiti e attrezzatura. Le scarpe che si rompono, un vestito buono per un colloquio, il materiale per un laboratorio.
- Il costo di dire sempre no. Non è in nessuna tabella, ma pesa: saltare ogni uscita per settimane logora quanto una spesa vera, e alla lunga costa amicizie che poi servono anche per lavoro.
- Gli imprevisti. Il telefono che si rompe, un viaggio in famiglia non previsto, una multa. Se il budget non ha un margine per questi, ogni imprevisto diventa un debito con i genitori o con la carta.
Il conto per profilo, non per media
Una media nazionale non ti serve a niente: tu non sei la media, sei uno dei tre profili qui sotto. Ordini di grandezza, non un preventivo — servono a capire in che scenario stai ragionando, non a sostituire il tuo conto reale.
| Voce mensile | Con la famiglia | Fuori sede, città media | Fuori sede, città grande |
|---|---|---|---|
| Casa | 0 € (o piccolo contributo) | 350-450 € | 500-650 € |
| Cibo | 80-150 € (fuori casa/extra) | 200-280 € | 220-300 € |
| Trasporti | 30-60 € | 20-40 € (spesso a piedi/bici) | 40-70 € |
| Telefono e materiali | 20-40 € | 20-40 € | 20-40 € |
| Uscite e imprevisti | 80-150 € | 80-150 € | 100-200 € |
| Totale indicativo | 210-400 € | 670-960 € | 880-1.260 € |
Il salto fra la prima colonna e le altre due è il motivo per cui due studenti con lo stesso lavoro e la stessa paga oraria vivono due vite economicamente diverse. Non è una colpa di nessuno: è geografia.
E c'è una ragione precisa per cui vale la pena costruirsi questo numero prima di cercare lavoro, non dopo. Chi non sa quanto gli serve davvero accetta il primo annuncio che passa, anche quando è pagato male o gli ruba le ore in cui dovrebbe studiare — perché senza un numero in testa, «qualcosa» sembra sempre meglio di niente. Con il numero in mano, invece, puoi confrontare: quel lavoro mi copre metà del buco o tutto? Mi lascia le ore per gli esami o me le mangia? È una domanda che ti fai una volta sola, all'inizio, e che ti risparmia mesi di lavoro sbagliato.
Quello che ho pagato io, e con cosa
Da quando ho iniziato a lavorare, certe cose me le sono sempre pagate da solo: la patente, il primo anno di università, e il pezzo che mi è pesato di più — il MacBook Air M1, 1.460 €, comprato un anno dopo l'uscita, con cui ho finito la DAD, dato gli esami e che sarebbe diventato lo strumento con cui avrei lavorato per anni. La macchina fotografica l'ho comprata un pezzo alla volta, non tutta insieme, perché tutta insieme non ce l'avevo.
Non li ho scritti su un foglio prima di comprarli. Li ho decisi uno alla volta, quando servivano, spesso sacrificando qualcos'altro per farceli stare. Ha funzionato, ma col senno di poi avrei risparmiato tempo e ansia se avessi saputo, mese per mese, quanto mi restava davvero in tasca dopo le spese fisse — invece di scoprirlo ogni volta che dovevo comprare qualcosa di grosso.
Quel numero — quanto ti resta davvero dopo le spese fisse — è anche il punto dove un lavoro pagato bene sulla carta può valere meno di quanto sembra: se ti costa benzina, tempo o usura più di quanto ti paga, il conto vero non è la paga oraria sul contratto. Ne parlo a fondo in un altro pezzo, perché la lista degli errori che ho fatto io su questo fronte è lunga.
Borse di studio, ISEE e lavoro: come chiudere il buco
Ci sono due leve, e valgono la pena entrambe prima di cercare un secondo lavoro.
La prima è la borsa di studio: se sei nella fascia di reddito giusta, può coprire una parte enorme della voce «casa», ed è gratis nel senso vero della parola — non un prestito da restituire. Le domande hanno scadenze precise, spesso a inizio settembre, e chi le perde aspetta un anno intero: i bandi aperti di questa settimana sono un buon punto da cui partire per capire come funziona la procedura, anche se la tua regione ha un ente diverso.
La seconda leva è un lavoro che si incastri con gli orari che hai, invece del primo che capita. Prima di cercarlo, vale la pena avere un curriculum che dica in chiaro quando puoi lavorare — è quello che fa la differenza fra chi ti richiama e chi no, ed è tutto spiegato in come scrivere un CV quando non hai ancora esperienza.
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La cosa da fare domani
Apri un foglio Google Sheets vuoto, oggi stesso, non fra una settimana quando «hai tempo». Fai tre colonne: data, voce, importo. Per i prossimi trenta giorni segna ogni euro che spendi, anche i due euro del caffè. Non per giudicarti — per avere, fra un mese, il tuo numero reale invece di uno stimato. È l'unico modo per sapere se quello che guadagni ti basta davvero, o se ti sembra solo che basti perché non l'hai mai contato.
Hai una domanda su questa cosa? Scrivimi in DM, rispondo io. Link: https://ig.me/m/ale.towro
